Cuban neighbors//Cuba 2020

      Our 25-day trip to discover Cuba, an island dominated not only by the colors and the old Chevrolets

      Cuban neighbors
      Matteo and I did not start with a exact idea of ​​a photographic project. We weren’t going to make one. We simply wanted to experience Cuba and its people, to understand how it feels to live with the embargo, to feel marginalized by the great world powers.
      We thank Giuseppe Piserchia who knew how to interpret and understand what we had in mind, making a video that fully reflects what we experienced. The rest of the images are those not included in the video but to which we are most attached.
      Matteo ed io non siamo partiti con un’idea ben precisa di progetto fotografico. Non avevamo intenzione di farne uno. Volevamo semplicemente vivere Cuba e il suo popolo, capire come si ci sente a vivere con l’embargo, a sentirsi emarginati dalle grandi potenze mondiali.
      Ringraziamo Giuseppe Piserchia che ha saputo interpretare e comprendere ciò che avevamo in mente, realizzando un video che rispecchia a pieno ciò che abbiamo vissuto. Il resto delle immagini sono quelle non incluse nel video ma alle quali siamo più legati.
      Videomaker: Giuseppe Piserchia
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      25 days
      4 flights for 13 hours total
      28 hours of car travel for 1095km
      total

      Why did we choose Cuba? We understood it as soon as we landed. Immediately you feel undressed of all the comforts that western life has given us. An island full of fluorescent colors and old Chevrolets restored to captivate tourists. However, it hides much more. We have chosen to stop in 5 cities, Havana, Vignales, Cienfuegos, Trinidad and Varadero. In each of these, the tourist centers were soon abandoned to get lost, walking about 20 km a day between the suburbs.
      25 giorni
      4 voli per un totale di 28 ore
      14 ore di spostamenti in macchina per un totale di 1095km

      Perchè abbiamo scelto proprio Cuba? L’abbiamo capito appena atterrati. Subito ti senti svestito di tutti gli agi e i comfort che la vita occidentale ci hanno donato. Un’isola ricca di colori fluo e vecchie Chevrolet restaurate per accattivare i turisti. Tuttavia nasconde ben altro. Abbiamo scelto di fermarci in 5 città, Havana, Vignales, Cienfuegos, Trinidad e Varadero. In ognuna di queste ben presto abbandonato i centri turistici per perderci, camminando circa 20 km al giorno tra le periferie.
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      A meeting was fundamental in our path. The one with Vladimir, a philosophy professor graduated with several masters, but a tour operator for a government agency. To summarize, I will not be here to tell you the hours that kept us enchanted to hear his stories. However, his sentence for us was the key to everything: “Cubans smile with their eyes but not with their hearts”. Un incontro è stato fondamentale nel nostro percorso. Quello con Vladimir, professore di filosofia laureato con diversi masters, ma operatore turistico per un’agenzia del governo. Per riassumere non starò qui a raccontarvi le ore che ci ha tenuto incantati ad ascoltare le sue storie. Tuttavia una sua frase per noi è stata la chiave di tutto: “i Cubani sorridono con gli occhi ma non con il cuore”.
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      Cuba is made of simple things, of people on the streets or on the door of the house next to that of the neighbor. As a result, he became a best friend, enough to call him “family”. So they spend their days chatting and then sharing their whole life. Cuba is also the New Year’s day when the eldest turns a pig for 8 hours on a brazier. Cuba is a “Hola!” to any passerby. It is infinite hospitality: “mi casa es tu casa”. Also it is destroyed streets and open-air sewers. It is banquets on the street and in houses, used as makeshift shops to sell whatever you find around.Cuba è fatta di cose semplici, di persone per le strade o sull’uscio della porta di casa affiancata a quella del vicino. Di conseguenza diventato miglior amico, tanto da definirlo “famiglia”. Perciò passano le giornate a chiacchierare e poi a condividere tutta la vita. Cuba è anche il giorno di capodanno in cui il più anziano gira per 8 ore un maiale su un braciere. Cuba è un “Hola!” a qualsiasi passante. E’ un’ospitalità infinita: “mi casa es tu casa”. Inoltre è strade distrutte e fogne a celo aperto. E’ banchetti per strada e nelle case, adibiti a negozi di fortuna per vendere qualsiasi cosa si reperisca in giro.
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      We do not have the presumption to call it “photographic project”, nor “travel reportage”. In other words, it is our story, it is what we have experienced and perceived in these 25 days of Cuban life. A life in which we immersed ourselves and in which we merged, without fears or limits.
      We wanted to tell Cuba through images, ours. Each of them is linked to a story, a hug, a greeting, a smile and a face. It will remain forever in our memory, that is, what best preserves our memories.
      Non abbiamo la presunzione di definirlo “progetto fotografico”, ne “reportage di viaggio”. In altre parole è il nostro racconto, è ciò che abbiamo vissuto e percepito in questi 25 giorni di vita cubana. Una vita in cui ci siamo immersi e nella quale ci siamo fusi, senza paure ne limiti.
      Abbiamo voluto raccontare Cuba per immagini, le nostre. Ad ognuna di esse è legata una storia, un abbraccio, un saluto, un sorriso e un volto. Resterà per sempre nella nostra memoria, vale a dire ciò che al meglio custodisce i nostri ricordi.
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      Photographers: Federica Ariemma and Matteo Lomonte

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      È un viaggio fotografico sincero. Scattato con gli occhi vuoti da pregiudizi o da cliché, spesso frequenti nella fotografia di viaggio. Probabilmente non è un vero reportage, come Federica e Matteo stessi scrivono, ma è sicuramente un racconto fatto con il cuore sincero, con vicinanza e rispetto dei cubani; un racconto che si pone una volontà maggiore; che non vuole documentare il viaggio in sè ma che nel suo piccolo vuole aiutare i cubani. Il video infatti ha proprio questo sapore…di comunicare al mondo (o semplicemente ai follower) le condizioni di “vita ristretta” imposta ai cubani dai blocchi commerciali internazionali; blocchi che impongono una vita ridotta al minimo indispensabile. La scelta di Federica e Matteo di indagare le periferie colpisce nel centro, è lontana dalle solite immagini di Cuba e ci restituisce un realismo intenso, scene di povertà quotidiana a cui il mondo e i cubani stessi (forse) si sono abituati. Una Cuba inedita che merita di essere vista e raccontata. Un racconto che emerge dal viaggio personale e aspira a una solidarietà sociale, troppo spesso dimenticata, della quale avremmo più bisogno, ogni giorno.